Fato. Destino. Caso. Libero arbitrio. Ecco i quattro pilastri alla base delle architetture filosofiche de I guardiani del destino, il (fortunatamente) meno dickiano dei film tratti da racconti di Philip K. Dick, in questo caso "Squadra riparazioni", anno 1954. Perché, all'interno di questa struttura, la fantascienza filosofica e paranoide dello scrittore americano viene utilizzata per declinare una storia d'amore dalla struggente urgenza e dalla implacabile necessita'. Anche filosofica, sicuramente esistenziale. Come in un episodio di Ai confini della realta' girato da un Capra o da un Lubitsch, Matt Damon ed Emily Blunt si muovono paralleli e intrecciati in una New York elegante e senza tempo né luoghi, dove l'estetica e' quella elegante e non patinata di Mad Men (la presenza nel cast di Roger Sterling, aka John Slattery, non e' evidentemente casuale), mettendo in atto una rivoluzione gentile e testarda, che finisce con fondere assieme – svuotando e riaffermando il senso dei singoli al tempo stesso, quei quattro pilastri filosofici il cui perimetro travalicano con determinazione. La rivoluzione di un amore che e' insieme figlio di fato, caso e libero arbitrio, e che riesce a battere il piano del destino piegandolo a sé stesso. Damon e la Blunt, perfetti nei rispettivi ruoli e (quindi) nella composizione della coppia inscindibile che cercheranno tra mille difficolta' di affermare, danno vita e corpo ad una delle piu belle storie d'amore degli ultimi anni, dal romanticismo mai melenso, dalla struggente ineluttabilita'. George Nolfi, sceneggiatore qui alla sua prima prova dietro la macchina da presa, li segue nella loro continua, dilatata e via via piu frenetica corsa contro il tempo, guardando a idee di ritmo e suspense volutamente retro', mai lasciando che le ragioni dell'azione e del mistero prevalgano su quelle del sentimento e delle psicologie. Con penna sicura e l'umilta' di mirare a modelli alti senza volerli uguagliare. Ed ecco che I guardiani del destino batte i sentieri aperti da Alfred Hitchcock con Intrigo internazionale, ricalcando quel senso quasi understated di mistero e paranoia piuttosto che quello, ben piu psicotico, che i dickiani si sarebbero aspettati. Elegante e leggero (ma non per questo meno coinvolgente dal punto di vista emotivo), piuttosto che cupo e ossessionante, quello di Nolfi e' un film di genere che - al pari di altri recenti e validi film di genere, da Inception a Monsters - mette l'amore al centro di tutto, copernicanamente. Quell'amore che viene prima di tutto e di tutti, che incendia e appassiona e non ti lascera' mai e che non vorresti lasciare un secondo, che si insegue, si coltiva e si protegge ad ogni costo, sul quale si punta tutto quello che si ha, non importa quanto grandi siano davvero le chance di successo. Quello di fronte al quale la paura, le ragioni della razionalita' piu limitata e persino la filosofia spicciola e fatalista, sono costrette a battere in ritirata e modificare i loro piani. Con malcelata soddisfazione.