C'e' un regista dietro le folgoranti immagini (per gran parte inedite) - conosciute si', ma al tempo stesso sempre e comunque di grande potenza visiva – che ci raccontano un passato recente, bruciato e rimasto a riverberare come l'esplosione di una supernova. Ce lo dobbiamo ricordare, che c'e' un regista, dietro al fluire ritmato di corpi, distese desertiche, raduni infiniti di persone, che vediamo scorrere inondati da una musica che ormai ha raggiunto la sublimazione del mito . Perché altrimenti vedendo When You're Strange, si rischia di essere travolti dalla fulgida e devastante esistenza di un'intera generazione (quella dell'America della meta' degli anni '60) e dei suoi simbolici rappresentanti, perdendo il punto di vista centrale, cioe' che a cucirla - per farla rivivere nel presente sempiterno che e' proprio del cinema - c'e' il lavoro di una persona ed e' quello che va valutato. Tom DiCillo, al suo primo film documentaristico, ha tessuto con grande sapienza (attraverso immagini d'archivio) la trama di vite gia' state, piu e piu volte mostrate, in piu e piu modi diversi. E' quello che succede alle icone, e cercare di collocarle nella luce di un'ottica diversa, non e' un lavoro da poco. Farlo poi con Jim Morrison, colui che con soli quattro anni di attivita' musicale, ha inciso la sua immagine di profeta rock nella storia, e' ancora piu complesso. Nessuna intervista elegiaca ai membri del gruppo rimasti, nessuno sguardo nostalgico al passato, nessun post- Jim Morrison. Un fiammifero si accende, brucia e poi si spenge. Nel mezzo quello che vediamo e' assolutamente presente, vibrante di musica ed energia propulsiva. Non potrebbe essere altrimenti perché i Doors, i protagonisti, nel film hanno 23 anni, e poi alla fine poco di piu, neanche 30. Li' sono rimasti, immortalati nel bagliore della loro sfrontata gioventu, non diventando mai pubblicamente "nemici del nuovo" - come in quel periodo venivano viste tutte le persone sopra i trent'anni!- Ray Manzarek, John Densmore e Robby Krieger sorridono, in frammenti sgranati della loro vita, proprio mentre si stanno per iniziare a fare un pezzo di storia. Il loro leader, nato per disobbedire, soprattutto a sé stesso, ha lo sguardo pungente e l'animo inquieto, e' e restera' comunque un ragazzo. Di questo parliamo, di qualcuno che con una canzone scritta ai tempi del liceo, dopo una delusione amorosa (The End) sconvolse l'opinione pubblica e oltrepasso', in una notte, il confine tra normalita' e leggenda. E' inevitabile che sia Jim Morrison a emergere in quasi ogni fotogramma del film. Le sue esibizioni controverse, la sua urgenza di debordare, il suo egocentrismo hanno riempito gli stadi e riempiono la pellicola, che e' fatta di lui, della sua voce (di cui mai e' stato soddisfatto) e dei suoi eccessi che hanno sempre condizionato la realta' della band e di tutti coloro che lo circondavano. Ma in When You're Strange si manifestano altre forze, e sono come dicevamo, quelle di un periodo storico socialmente fragoroso, che il regista - con un montaggio che abbraccia, rincorre e sostiene la musica - ci mostra con grande vigore. Oliver Stone, con il suo The Doors, racconto' un Jim Morrison (attraverso Val Kilmer che lo interpretava) nichilista e cupamente distruttivo, caratteristiche forse innegabili, che nel film di DiCillo pero' lasciano il posto anche a una fanciullezza indefinita e poetica. Contrasti psicologici, contrasti cromatici della pellicola, contrasti sonori. Si procede cosi' in questo racconto, che nella versione originale ascoltiamo narrato dalla voce calda e profonda di Johnny Depp, che quasi si impasta con il rock e il blues suonati dalla band, da Light My Fire a L.A.Woman.