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L'Emilia occupa il territorio compreso tra il corso del Po a Nord, il crinale dell'Appennino a Sud e la costa adriatica fino a Cattolica a Est. La parte sud-orientale, con le province di Forli' e di Ravenna, parte di quelle di Bologna e Ferrara e la Repubblica di S. Marino, corrisponde alla Romagna. La sua configurazione e' semplicissima: una parte piana (poco piu' della meta' della superficie) e una collinare-montuosa, separate fra loro da una linea ideale corrente da Castel S. Giovanni a Cattolica. La pianura e' costituita dagli accumuli alluvionali dei fiumi appenninici a regime torrentizio, e va gradatamente deprimendosi fino alla fascia costiera, caratterizzata a Nord dalla presenza delle valli di Comacchio, specchi lagunari poco profondi e pescosi, corrispondenti all'area di antichi delta del Po. La zona collinare-montuosa e' formata dal versante padano dell'Appennino Tosco-Emiliano, che ha una larghezza di circa 40 km, e presenta una serie di contrafforti trasversali, perpendicolari alla catena spartiacque; si eleva per estensione limitata al disopra dei 1000 m e raramente supera i 2000 (massima vetta, il M. Cimone m 2165). Ne deriva una certa monotonia di paesaggio, in alcune valli fatto desolato anche dai calanchi, solchi profondi e spogli di vegetazione che incidono le argille scagliose. Qualche laghetto ancora occupa i circhi modellati da antichi ghiacciai nelle zone piu' elevate. Grande importanza economica assumono le attivita' connesse con il turismo, principalmente balneare. Capoluogo di regione e' Bologna; capoluoghi di provincia sono Ferrara, Forli'-Cesena, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio nell'Emilia, Rimini. STORIA.- Portata dagli Etruschi a civilta' e prosperita' dalla fine del VI all'inizio del IV sec. a. C. (Marzabotto, Spina), l'Emilia passa sotto il dominio romano dopo la seconda guerra Punica, quando viene tracciata la Via Emilia (187), lungo la quale sorgono i maggiori centri, e viene poi unificata da Augusto (VIII Regione). Al tramonto dell'Impero, Ravenna assurge a splendida capitale dell'Occidente. L'invasione longobarda (568), poi quella franca (754-74) impongono i rispettivi ordinamenti in ducati e in comitati solo alla parte occidentale, mentre quella orientale (Esarcato) conserva a lungo l'organizzazione bizantina. Dal sec. IX-X nei maggiori centri i vescovi affermano la loro autorita', e si prepara cosi' l'epoca dei liberi Comuni (XII sec.), epoca gloriosa anche se tormentata da lotte esterne e rivalita'; le sconfitte subite da Federico II a Parma e a Fossalta (1249) determinano il tramonto del sogno egemonico imperiale. Mentre a Parma e a Piacenza si affermano i Visconti, Modena e Reggio cadono sotto gli Estensi (1288-90), gia' stabilitisi in Ferrara fin dal 1240. A Bologna solo nel XIV sec. coi Pepoli, poi coi Bentivoglio si ha un forte stato signorile; la Romagna invece si fraziona in piccole signorie battagliere, insidiate, pero', da Firenze, da Venezia e piu' insistentemente dalla Chiesa. Questa, dapprima con l'Albornoz (1353-67), poi agli inizi del XVI sec. con Cesare Borgia, e subito dopo con il battagliero papa Giulio II e i suoi successori, estende gradatamente la sua influenza su tutta la Romagna e oltre. Il nepotismo papale e i riflessi delle guerre egemoniche tra Spagna e Francia tengono in agitazione la regione, che riceve poi, e per tre secoli, stabilita' di assetto col formarsi nella seconda meta' del XVI sec. di tre grandi nuclei statali: dei Farnese a Parma e Piacenza; degli Estensi a Modena e Reggio; del dominio pontificio in tutto il resto del territorio. L'ordinamento napoleonico unifica gran parte del territorio sotto il nome di Repubblica Cispadana, allargata e inserita nel 1797 nella Cisalpina, quindi nel Regno Italico. La Restaurazione riporta alle condizioni precedenti, salvo il conferimento del dominio di Parma e Piacenza a Maria Luigia a titolo vitalizio. Le agitazioni del periodo risorgimentale, suggellate da martiri, hanno termine solo col 1859, quando l'Emilia viene unificata sotto la dittatura provvisoria di Carlo Farini, e unita all'Italia il 18 marzo 1860. ARTE.- Testimonianze auguste della civilta' romana si trovano soprattutto a Rimini (Arco di Augusto). Ravenna dal sec. IV al VI fu il centro principale in Occidente della nuova arte cristiano-bizantina, che vi ha lasciato spledidi monumenti di architettura e di decorazione musiva. Esemplari insigni d'arte romanica, di diretta derivazione lombarda, sono le grandi cattedrali di Modena, Parma, Piacenza e Ferrara. A Parma fu pure attivo nel Battistero il piu' grande scultore italiano del periodo romanico, l'Antelami. Le massime espressioni dell'architettura gotica si trovano a Piacenza (palazzo del Gotico) e a Bologna (S. Francesco e S. Petronio), che deve al medioevo gran parte della sua fisionomia, e dove nel '300 fiori' pure una scuola di pittura (Vitale da Bologna e altri), caratterizzata da un vigoroso realismo. Nel '400 il primato dell'arte spetta a Ferrara, uno dei focolai piu' vivi della civilta' del Rinascimento. Vi opera un geniale architetto, Biagio Rossetti, mentre il Tura, il Cossa ed Ercole de' Roberti danno vita a una scuola di pittura fra le piu' singolari ed espressive del primo Rinascimento. Altrove come a Rimini (Tempio Malatestiano), Cesena (Biblioteca), Faenza (Duomo), Bologna (palazzo Bevilacqua) operano architetti toscani, come il grande L. B. Alberti, e a Bologna lascia alte prove dell'arte sua lo scultore senese Iacopo della Quercia. Col '500 il primato nell'arte passa da Ferrara, dove pure con Dosso Dossi e altri si rinnova la scuola di pittura, a Bologna, ove sono attivi valenti pittori (Costa, Francia), scultori (Nicolo' dell'Arca) e numerosi architetti che arricchiscono la citta' di sontuosi palazzi. Ma per la pittura il primato spetta a Parma, ove trionfa l'arte, tutta grazia e raffinata sensualita', del Correggio e del Parmigianino. Alla fine del secolo con i Carracci, il Reni, il Guercino e altri, Bologna da' uno dei piu' validi contributi all'affermarsi dell'arte barocca. I LUOGHI VERDIANI.- Breve itinerario, dedicato in particolare alla visita dei luoghi verdiani; si svolge interamente per strade di pianura, nella bella campagna emiliana, rigogliosa di vegetazione, sparsa di prospere borgate agricole, dove la tradizione della buona cucina si sposa a quella della musica e del bel canto. Da Fidenza si segue la Via Emilia in direzione di Parma fino a Parola, deviando quindi per una strada secondaria, che porta, al di la' dell'autostrada, a Fontanellato. Da qui correndo nell'uniforme campagna si va a Soragna, a Roncole e a Busseto; dopo il ponte sull'Ongina una breve deviazione conduce alla Villa Verdi. Ripresa la strada provinciale, si varca l'Arda a Villanova e si punta su Cremona, che si raggiunge attraversando il Po su un lungo ponte. DA VEDERE.- Fidenza e' famosa per il suo duomo del XII-XIII sec.; ammirare le sculture della facciata e il suggestivo interno. A Fontanellato nella visita alla Rocca Sanvitale ci si soffermi soprattutto davati agli affreschi del Parmigianino. Anche a Soragna la Rocca cinquecentesca merita una attenta visita per gli affreschi, i dipinti e gli oggetti d'arte che fanno splendide le sue sale. A Roncole la casa natale di Verdi e' assai suggestiva nella sua umilta'. Busseto e' piena di memorie verdiane. Si visitino il Teatro Verdi nella Rocca e il Museo Civico nella villa Pallavicino, che raccoglie cimeli del grande musicista; si sosti anche un attimo nell'antistante chiesa gotica di S. Maria degli Angeli. La Villa Verdi, in un parco, presso S. Agata, conserva ancora intatto l'appartamento del Maestro, di cui si avverte ancora viva la presenza. A Cremona il maggior tempo lo si dedichi ai monumenti della mirabile piazza del Comune: il Duomo, il Torrazzo, il Battistero, la Loggia dei Militi; si visiti poi, possibilmente, il Museo Civico. ACQUISTI.- Culatello, lambrusco e altre specialita' alimentari emiliane. CURIOSITA'.- Gli inizi di Verdi come musicista non furono facili. Di povera famiglia, fu aiutato dal vecchio organista della chiesa di S. Michele a Roncole e da altri compaesani di Busseto, dall'operaio che gli mise in sesto una vecchia spinetta, al liquorista Barozzi che lo sostenne durante gli anni della giovinezza e gli diede la figlia in sposa. Venuto a Milano, fu bocciato agli esami di ammissione al Conservatorio, ma ebbe la fortuna di trovare come insegnante il Maestro Lavigna, direttore e concertatore alla Scala. Il suo talento fu cosi' volto alla musica teatrale, e buon per lui se, con dispetto dei compaesani, si vide rifiutare il posto di maestro di cappella che lo avrebbe relegato per sempre a Busseto. Fu invece per tre anni direttore della banda comunale, durante i quali musico' la sua prima opera, '' l'Oberto conte di S. Bonifacio'', rappresentata nel 1839 alla Scala con discreto successo. Il suo primo trionfo fu il Nabucco nel 1842.